Vellano –pt- (nella foto sotto)   – Capoluogo della Montagna Pesciatina e delle “dieci castella” medievali

 -Pietrabuona – Aramo – Sorana – Fibbialla -Castelvecchio –  Medicina -Vellano – Stiappa – Pontito – San Quirico

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La Valleriana è ancora un luogo “autentico”, una valle in cui il territorio naturale ed il territorio costruito si compenetrano armonicamente, con radici salde nel tempo lungo della Valleriana storia. Gli impianti urbani, i differenziati sistemi rurali, le stratificazioni del patrimonio culturale, architettonico e paesistico, i boschi, il fitto reticolo delle acque continuano a dialogare nel presente, pur con le ferite impresse dai fenomeni di spopolamento e di tramonto delle antiche vocazioni produttive
 

 
E se le criticità socio-economiche l’hanno da una parte sospinta ai margini, dall’altra l’hanno preservata dalla dispersione dei valori identitari, dal consumo del territorio, dall’omologazione sociale e culturale, dalla semplificazione dei mosaici paesistici.
Il suo paesaggio mostra perciò caratteri originali persistenti, che riflettono anche una organizzazione sociale tipica dei piccoli mondi autosufficienti: un sistema orografico ben delimitato, con crinali principali e secondari e vallecole profondamente incise; un bacino idrografico unitario; una matrice forestale (80% del territorio è occupato da boschi e castagneti); borghi fortificati sui crinali secondari e sulle coste ben esposte, accentrati su parti resistenti e strategiche secondo un sistema insediativo policentrico e concentrato; un paesaggio agro-forestale articolato, differenziato, con gli spazi rurali scanditi da ciglionamenti e terrazzamenti.

 
 
Il sistema delle dieci «castella» (Pietrabuona, Medicina, Fibbialla, Aramo, S. Quirico, Castelvecchio, Stiappa, Pontito, Sorana, Vellano, ai cui bisognerebbe aggiungere il distrutto castello di Lignana) si strutturò sul finire dell’Alto Medioevo: la Valleriana si rafforzò allora come terra unitaria per l’assetto politico ed ecclesiastico sotto il dominio di Lucca e la dipendenza dalla Pieve di Castelvecchio, una delle più antiche in Valdinievole, la pieve di S. Tommaso e S. Ansano di Valeriana, dichiarato monumento nazionale nel 1875, che si erge solitaria e solenne su un pianoro a lato di Castelvecchio.
 
 
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Le castella si sono disposte secondo esigenze di difesa, di osservazione e di apertura visuale, di razionale sfruttamento delle diverse risorse dei territori, di posizionamento su viabilità importanti e secondo uno schema di fitto dialogo visivo fra l’una e le altre, che, a partire dalle singole identità, esprime un comune senso di appartenenza.
L’Alta Valle della Pescia è un’area SIR dal 2007 (proposta anche come SIC) e presenta importanti emergenze naturalistiche: praterie a pascolo calcaree di quota (di origine antropica), boschi acidofili a dominanza di faggio, boschi a dominanza di castagno, boschi ripari a dominanza di ontano nero, di salice ripaiolo, salice rosso e di specie erbacee igrofile e mesoigrofile; siti importanti per la loro alta biodiversità, per la presenza di specie vegetali rare (alcune orchidee), del geotritone, del tritone alpestre, di una rara specie di rospo, l’Ululone appenninico (Bombina pachypus), e per il transito di uccelli migratori.
 
La maglia agro-forestale integra armonicamente case, coltivi, castagneti, boschi, con un rapporto proporzionato tra edificato e territorio rurale, e le opere di sistemazione idraulico-agraria attorno ai castelli riflettono la presenza di regole di governo per l’uso del territorio e per la costruzione e manutenzione dei manufatti idraulico-agrari.
Il sistema di fondovalle è profondamente inciso dal fiume Pescia ed è scandito da pianetti coltivati (famosi quelli di Ortochiaro, dove si produce l’eccellente fagiolo di Sorana), dai resti degli opifici ad acqua (molini e frantoi) e dal sistema delle cartiere.
 
 

 
 
Le forme architettoniche si sono espresse in modelli semplici, con forme più rustiche nei castelli settentrionali, dediti ad un’economia a prevalenza silvo-pastorale, e con articolazioni più ricche (intonaci, aperture, arredi parietali) nei castelli meridionali, grazie ai maggiori apporti economici derivanti dalle attività agrarie. Lo schema insediativo nei castelli privilegia una estrema compattazione, preferibilmente in sequenze lineari di edifici addossati, dalla quale risultano vicoli stretti, rampe e scalinate di varie forme, che arricchiscono la dinamica spaziale proponendo continuamente vedute e scorci sorprendenti. Edifici interconnessi di lato o di fronte, o ampliati al primo piano, hanno poi dato luogo a sottopassaggi, che scandiscono con effetti di intimità gli spazi urbani.
Il materiale costruttivo tipico è la pietra arenaria locale, estratta dalle innumerevoli e piccole cave del territorio: con essa si sono costruiti gli abitati, i selciati stradali, le fonti, le strutture agrarie (terrazzamenti), le costruzioni rurali, gli opifici ad acqua e i metati per seccare le castagne. L’aspetto coloristico di questa pietra caratterizza quindi il paesaggio urbano, poiché prevale oggi nettamente la muratura a faccia vista.
A ben ragione, quindi, il paesaggio della Valleriana è stato definito come un «paesaggio culturale»: le dinamiche storiche, sociali ed economiche hanno plasmato lentamente i caratteri fisico-strutturali, determinando mosaici paesaggistici che, pur segnati decisamente dal processo di abbandono e spopolamento e dal venir meno di prerogative, mantengono segni di qualità e di valore. Un paesaggio fragile, esposto alle semplificazioni della modernità e perciò da tutelare e valorizzare.
 
Testo di Omero Nardini
 

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