MONTECARLO A CARLO CASSOLA

17 marzo 2017
Celebrazioni per il Centenario della Nascita
ore 9,00 – Cimitero Comunale di Montecarlo, Vivinaia
Commemorazione alla tomba di Carlo Cassola
ore 9,30 – Biblioteca Comunale Carlo Cassola
Montecarlo ricorda lo scrittore…
Letture ed Immagini a cura della Biblioteca Comunale, in collaborazione con l’Istituto Comprensivo di Montecarlo
La cittadinanza è invitata a partecipare
Info: Comune di Montecarlo, tel. 0583 229725 – culturaeturismo@comune.montecarlo.lu.it


Biografia
Le origini familiari e la fanciullezza
Carlo Cassola nacque a Roma, nel quartiere Salario, il 17 marzo 1917, ultimo di cinque figli, da Maria Camilla Bianchi di Volterra e da Garzia Cassola, di origini lombarde, ma trapiantato da molto tempo in Toscana. Il nonno paterno, Carlo, era un magistrato e un fervente patriota che aveva partecipato alle dieci giornate di Brescia e poi era stato esule in Svizzera per sfuggire alle numerose condanne. Al termine del Risorgimento era poi diventato presidente del tribunale di Volterra e si era sposato, a cinquantadue anni, con Rosa Belli. Così scriveva lo scrittore nel 1966 in una lettera a Indro Montanelli
« S’era sposato tardi (…) (e questo spiega perché tra lui e me ci corra un secolo, anzi 103 anni); tuttavia ebbe lo stesso sette figli »
(a Montanelli, 8 febbraio 1966.)
Il padre era invece un militante socialista e redattore dell’«Avanti!» al tempo della direzione di Leonida Bissolati: «Mio padre era un uomo dell’800. Io lo ricordo così, e non credo di ricordarlo male. Non si rendeva conto che nel nostro secolo i problemi erano cambiati. Non si rendeva conto soprattutto che il nazionalismo avrebbe fatto solo del male e, nell’era atomica, un male irreparabile».[2]
La fanciullezza di Cassola «non era quella di un bambino, di un ragazzo felice»[3] ; la causa della sua infelicità può farsi risalire al fatto che, avendo fratelli molto più grandi di lui, si sentisse un po’ nella situazione di figlio unico per i genitori. Si aggiunge inoltre la sua indole che lo portava all’isolamento, il suo scarso spirito di iniziativa e la fervida immaginazione che sarà negli anni giovanili la più attiva e dominante. Come Cassola stesso scriverà nei suoi Fogli di diario, «… bastava un nome a emozionarlo, a mettergli in moto la fantasia, col risultato di allontanargli spesso e deprezzargli tutto ciò che sapeva di reale e obbediva a ragioni pratiche.»[4]
Sempre nei Fogli di diario egli ci lascerà testimonianza di questo suo particolare modo di sentire e infatti per lui aveva un senso, più di quello che vedeva, ciò che apprendeva indirettamente, magari solamente dietro l’evocazione di un nome. «Una volta mio fratello (…) disse qualcosa a proposito di un tale che andava tutti i giorni a Settecamini. Venni a sapere che Settecamini era vicino a Roma. Ora Roma mi pareva una città morta, appunto perché ci stavo. Malgrado ciò, quella borgata divenne per me un posto meraviglioso. Ci fantasticai per mesi. Settecamini! Non era un puro nome, si associava ad esso l’immagine di quel tale che ci andava in motocicletta. Ma supponiamo che mio fratello mi avesse detto: andiamo a Settecamini. Che magari mi avrebbe proposto di andare in motocicletta. Credo che avrei rifiutato. Perché? Perché sapevo in partenza che sarebbe stata una delusione. La Settecamini vista con i miei occhi non avrebbe mai posseduto l’incanto della Settecamini evocata dalle parole di mio fratello»[5].
Carlo si rifugiava volentieri nei libri che, fin da quando non sapeva leggere, lo attiravano molto. «I libri mi attirarono quando ancora non sapevo leggere. Due voluminosi trattati di zoologia furono tra i primi a capitarmi fra le mani: uno era dedicato ai Mammiferi, l’altro agli Uccelli».[6] Più avanti, quando ormai aveva acquisito la padronanza della lettura, legge e si appassiona ai romanzi d’avventura di Salgari e di Verne che gli lasciano immaginare vasti spazi geografici e incontri straordinari. Leggerà anche le Poesie del Carducci che gli riportano le immagini della Toscana con la Maremma, il Chiarone, la Torre di Donoratico, i cipressi di Bolgheri.

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