4 – 5 – 6  Settembre 2015

079
settembre porcianese 2015
PORCIANO


Sull’origine ed il significato del toponimo sono state fatte, nel corso del tempo, varie ipotesi, diverse tra loro e spesso assai distanti l’una dall’altra. Secondo il già citato Silvio Pieri, illustre linguista e glottologo autore della Toponomastica della Valle dell’Arno (1919), il nome Porciano potrebbe essere derivato da una gens latina, la gens Porcia, ad ulteriore conferma di un antico insediamento, in questa zona del Montalbano, di numerose famiglie romane. Guido Cerboni, studioso esperto ed appassionato di storia locale, nel suo agile e denso volumetto Porciano di Lamporecchio: dalla storia alla cronaca, dall’arte alle tradizioni puntualizza e precisa quest’ipotesi, peraltro, un tempo, ampiamente conosciuta e diffusa nella zona. Il nome di quest’antica località deriverebbe da un condottiero romano, Porzio (latinamente Porcius), diventato autorevole signore di queste terre ottenute probabilmente come ricompensa e premio da parte di un imperatore per aver realizzato alcune azioni militari particolarmente valorose o, molto più semplicemente, in seguito all’acquisto di queste terre da parte della sua famiglia
Sempre Guido Cerboni ci riferisce un’altra emozionante ipotesi sull’origine di questo toponimo: il nome Porciano sarebbe stato attribuito a questa località dai conti Guidi, ricchi e potenti signori provenienti dal Casentino che – sembra – estesero, soprattutto fra il X e l’XI secolo, il loro predominio anche su questa zona del Montalbano. Probabilmente per ragioni affettive, forse, colpiti dalla somiglianza fra il paesaggio di queste colline e quello delle alture che circondano Stia e Pratovecchio, vollero replicare qui il nome di due loro feudi casentinesi, Porciano e Papiano” (Guido Cerboni, op. cit.). Infine, secondo un’altra teoria (meno conosciuta, ma assai interessante), Porciano in origine si sarebbe chiamato Querciano o Querceto e tale nome avrebbe chiaramente rilevato l’aspetto boscoso e selvaggio della zona. Il passaggio da questo primo nome Querciano o Querceto al successivo Porciano potrebbe indirettamente confermare il fenomeno avvenuto attorno al Mille del progressivo disboscamento del territorio operato al fine di recuperare alla coltivazione consistenti appezzamenti di terreno. Storicamente Porciano è rammentato, come frazione del Comune rurale di Lamporecchio, nel Liber Focorum del 1226. C’è da dire che alcune notizie relative a Porciano, pur riportate da vari autori ed ancor oggi assai diffuse, non sono suffragate da adeguati documenti storici: ad esempio, in mancanza di documenti certi, non possiamo affermare che fosse situata proprio in questa zona quella villa de Runcho che venne riconosciuta al Vescovo di Pistoia, con diploma imperiale del 988, da parte di Ottone 111. E del resto, anche la tradizionale e radicata convinzione (convinzione di cui abbiamo già parlato a proposito del toponimo) che Porciano abbia fatto parte degli estesi possedimenti dei conti Guidi, benché non improbabile, non è confortata da alcun documento.
tratto da :Percorsi nella storia e nell’arte di un paese del montalbano :Lamporecchio di Valerio Bonfanti editore C.R.T

 
 
 
PORCIANO
On the origin and the meaning of the toponym in the course of time various hypothesis, also very different and distant from each other, have been made. According to Silvio Pieri, a renowned linguist and author of “Toponomastica della Valle dell’Arno” (1919), the name Porciano might derive from a Latin gens, the Porcia gens, in further confirmation of an ancient settlement in this area of the Montalbano of several Roman families. Guido Cerboni, experienced scholar and local history enthusiast, in its supple and crammed volume “Porciano di Lamporecchio: dalla storia alla cronaca, dall’arte alle tradizioni” he clarifies this hypothesis, once widely known and widespread in the area. The name of this ancient place might derive from a Roman commander, Porzio (Porcius in Latin), become an influential lord of these lands which he gained probably as a reward and prize by an emperor for having realized some particularly brave military actions or simply after the purchasing of these lands by his family. Guido Cerboni tells us also another exciting hypothesis on the origin of this toponym: the name Porciano could have been attributed to this place by the counts Guidi, rich and powerful lords coming from the Casentino area which – it seems – extended, especially between the tenth and the eleventh century, their domination also over this Montalbano area. Probably due to emotional reasons and maybe struck by the similarity between the landscape of these hills and that of the hills surrounding Stia and Pratovecchio, they wanted to repeat the name of two of their Casentino feuds, Porciano and Papiano (Guido Cerboni, op. cit.).
Finally, according to another theory (less known but very interesting) Porciano’s name in the beginning was Querciano or Querceto (querce means oak) and this name would have pointed out the woody wild appearance of this area. The passage from this first name Querciano or Querceto to the following Porciano could indirectly confirm the phenomenon which happened around the year 1000 of the progressive deforestation of the territory in order to bring back to cultivation substantial plots of land.
Historically Porciano is mentioned as hamlet of the rural  Municipality of Lamporecchio in the “Liber Focorum” (1226). It’s necessary to say that some news regarding Porciano, even if reported by various authors and widespread still today, are not supported by adequate historical evidence: for instance, in the absence of certain documents, we can’t claim that the villa de Runcho which was ascribed to the Bishop of Pistoia with an imperial diploma in 988 by Ottone III was situated in this area. Besides also the traditional and rooted belief (belief of which we have already discussed speaking of the toponym) that Porciano was part of the vast property of the counts Guidi, although not improbable, is not supported by any evidence.
From: “Percorsi nella storia e nell’arte di un paese del Montalbano: Lamporecchio”, di Valerio Bonfanti editore C.R.T.

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