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Il guardaroba di un’americana a Papiano: Laura Merrik

Mostra di abiti femminili e accessori dal 1870 al 1914
Porciano, Chiesa di San Giorgio (Canonica)

Dal 9 agosto al 6 settembre 2015
Orario di apertura:
Giovedì, Sabato e Domenica dalle ore 17 alle ore 19.
 

GLI ABITI DI LAURA TOWNE MERRIK

 
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La ricca ereditiera americana ha lasciato un interessante guardaroba databile fra gli anni Settanta del XIX secolo e i primi anni del Novecento. Un periodo in cui la moda parla francese e Parigi continua ad elargire le sue novità create dalle più rinomate sartorie di Haute Couture, subito recepite dalle case di moda operanti nelle maggiori città europee. In Italia, Torino, Venezia, Milano, Firenze, Roma, Napoli e Palermo , furono “le città della moda” di quel periodo dove le signore del jet-set italiano, dopo una imprescindibile visita a qualche Maison parigina, dove acquistavano gli abiti da indossare durante le grandi cerimonie e ai balli serali, andavano a completare il loro guardaroba all’ultima moda.
Questi manufatti, usciti da sartorie italiane e forse per alcuni fiorentine e per alcune “robe d’interior” si può ipotizzare una realizzazione parigina, rivelano un’epoca fascinosa riservata agli esponenti di una società privilegiata, nell’unico intento di lanciarsi spensieratamente in una danza intorno al falò del loro mondo ormai perduto, e negli sfolgorii sinistri delle loro delusioni in fiamme; nelle contorte lingue incandescenti di quel fuoco, come fossero spire dell’arte floreale che fu di quel tempo l’espressione più significativa, essa sembrò trovare un riscontro con la vita frenetica di fine secolo e del primo decennio, nelle stravaganze incredibili, nel lusso eccessivo di una mondanità raffinata fin quasi alla perversione, nei deliri estetici di D’Annunzio e nell’estrema sensibilità nevrotica di Proust, interprete supremo di quel fenomeno storico, come l’inverosimile commedia umana che fu la “Ricerca del tempo perduto”.
Quelle atmosfere, seppur nebulose e velatamente nascoste, discretamente fanno ‘capolino’ dalle ricche pieghe e dagli ornamenti dell’etereo abito di mussola bianca da giardino, da quello marrone da passeggio (il corsetto fu allargato intorno al 1889-90), da quello di velluto bordeaux per le visite vincolato alle occasioni dell’incontro, rigidamente corredato di due corsetti balenati, uno chiuso, accollato e con maniche lunghe, l’altro scollatissimo e senza maniche per trasformarsi in una seconda “mise”, detta “à trasformation” adatta al “gran diner” o alla “soireé, occasioni per le quali erano consentite le spalle nude, mentre le gonne prevedono un ampio e lungo traino.
Interessanti risultano le “robes d’interior”, ovvero vestaglie da indossare in casa anche per ricevere le amiche in salotto, come quella di velluto bordeaux uguale all’altra che presenta due pannelli posteriori in raso operato liserè di color champagne, oppure da esibire nell’intimità della camera o, lontana da occhi indiscreti, in giardino nei mesi estivi se realizzate con batiste o mussole di cotone o di lino bianco e guarnite di ricami, ruches, nastri e fiocchi, come quelle qui esposte. In realtà sono delle vestaglie da camera di morbida batista di cotone bianco, forse realizzate a Parigi.
Fra i mantelli abbiamo scelto quello di velluto viola guarnito da un bordo di pelliccia di visone selvaggio. Inoltre, si presenta un corto mantello da pomeriggio in velluto di seta color celeste polvere ornato da ruches e fiocchi.
Interessante l’abito da sera in faile giallo, l’unico che conserva l’etichetta (quasi non più leggibile) di una sartoria di Bruxelles, forse appartenuto a una sua nipote o alla dama di compagnia.
Sono sposti anche alcuni capi di biancheria personale: un copribusto, tenera e dilicata prigione perché sotto restava l’indispensabile e strettissimo busto balenato, un’eterea camicetta in organza di lino ricamata.
Questi esemplari illustrano il guardaroba di una dama del jet-set di fine secolo e primo Novecento, ovvero la Belle Epoque il tempo durante il quale la moda imponeva di scegliere i vari capi del guardaroba in modo assai accurato, per evitare inopportuni consigli da parte delle amiche e le critiche delle solite nemiche.
 
Paolo Peri
 
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Qui di seguito riportiamo l’elenco del materiale in esposizione presso la Canonica della Chiesa di S. Giorgio.
Non sono disponibili immagini fotografiche, ci scusiamo e Vi invitiamo alla Mostra che si tiene nel bel mezzo del caratteristico paesaggio del Montalbano.
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GLI ACCESSORI
 
Ventaglio pieghevole
Italia o Francia, inizio XX secolo
Montatura in tartaruga “piqué” con applicate piume di struzzo nere. Rivetto con bottone metallico.
 
Ventola a scherma
Italia o Francia, fine XIX secolo
Montatura in metallo smaltato con motivi di gusto egiziano, schermo con penne tinte turchese, manico in avorio.
 
Borsetta in damasco di seta beige
Italia, fine XIX – inizio XX secolo
Chiusura a scatto, montatura in metallo stampato e dorato ornato da piccoli strass; manico con nastro serico e fiocchi in tinta.
 
Borsetta da sera, tipo sacco a mano, in raso di seta nera
Italia, fine XIX – inizio XX secolo
La borsetta è ornata con motivi floreali ispirati al ‘700 eseguiti con perle sfaccettate di marcassite argentata, chiusa con coulisse.
 
Sacchetto portaprofumo
Italia (Pistoia), inizio XX secolo
Raso di seta ricamato con cifre “L T M” (Laura Towne Merrik).
 
Guanti
Italia, inizio XX secolo
Cotone color burro lavorato ai ferri con elaborato disegno, tre venature ricamate sul dorso.
 
Guanti
Italia, inizio XX secolo
Cotone bianco burro con tre venature ricamate sul dorso.
Scarpe tipo “moliere”
Italia, fine XIX – inizio XX secolo
In morbida pelle color bianco burro, coccarda di seta in tinta con ricamo in perline vitree bianche e oro; tacco a rocchetto.
 
Scarpe tipo “moliere”
Italia, fine XIX – inizio XX secolo
In morbida pelle color bianco latte, coccarda di seta in tinta con al centro fermatura metallica ornata con perline di marcassite e strass; tacco a rocchetto.
 
Calze
Italia, inizio XX secolo
Seta beige, ricamo a punto cordonetto, lanciato, erba, eseguito con fili di seta in tinta. Il ricamo presenta vari tipi di fiori tutti con simbolo benaugurale (campanule, margherite,spighe di grano).
 
Calze
Italia, inizio XX secolo
Cotone écru, ricami floreali in seta in tinta e celeste.
 
Ombrellino da passeggio
Italia, fine XIX secolo
Cupola in taffetas di seta nera doppiato con organza plissettata nera; manico “brisé” in legno laccato di nero ispirato al Giappone.
 
Borsetta da giorno
Italia, inizio XX secolo
Di forma circolare è composta da un disco di raso leggero nero e da uno in seta stampata con decoro policromo ispirato al Giappone, come la forma stessa. In alto e in basso è sostenuta da un bottone fasciato; quest’ultimo desinante con due nappe di seta cole senape.
 
Copritastiera di pianoforte
Italia (Pistoia), inizio XX secolo
Raso leggero di seta beige, imbottito e foderato con ermisino di seta in tinta. I ricami, eseguiti con vari punti e applicazione di sete policrome, compongono vari generi di fiori disposti ai lati, mentre al centro s’impone lo stemma di Laura Towne Merrik.
 
CUFFIE E CAPPELLI
 
Cuffia
Italia o Francia, ultimo quarto del XIX secolo
Mussola di lino bianco, ricami e inserti di trina tipo valencienne.
A forma di cappellino a busta, non nastro da annodare alla gola, serviva per tenere in ordine i capelli durante la notte.
 
Capote
Italia o Francia, fine anni ‘80 del XIX secolo
Velluto di seta verde oliva scuro arricciato, nastro di velluto in tinta, ornamento con piume di struzzo nere e rosa chiaro.
 
Capate
Italia o Francia, fine anni ’80 del XIX secolo
Velluto di seta marrone alternato a un nastro in gros di seta color panna e raso écru, ornamento con penne di struzzo beige.
 
Capate
Italia o Francia, fine anni ’80 – inizio anni ’90 del XIX secolo
Velluto di seta blu, ornamento con penne di struzzo color panna, coccarde in raso beige e resti di un uccello imbalsamato.

 
Immagini relative ad interni ed esterni della Chiesa di S. Giorgio a Porciano
 
 
GLI ABITI
 
Abito da giardino o “deshabillè” in due pezzi
Francia o Italia, 1880-85
Batista di cotone bianco, entre-deux di merletto
Corsetto di linea addossata, aperto davanti e chiuso da otto bottoncini fasciati e rispettive asole; maniche lunghe e colletto piatto a camicia bordato da una piccola ruche di merletto. Gonna composta da teli svasati, ricche pieghe sul dietro, dove si chiude, che danno forma alla “tournure” (sellino o culo di Parigi) desinante in un ampio strascico. La gonna è caratterizzata da un’alta guarnizione creata da ruches orizzontali e verticali, entre-deux di merletto che giunge fino all’orlo dove era presente una gala tipo “balayeuse”. Vesti simili, fra l’abito e l’indumento personale, erano già presenti da prima dell’ultimo quarto del XIX secolo, indossati in casa o per sostare in giardino, ma pure per ricevere le visite. Questo tipo di vesti giunge dall’Inghilterra e dalla Francia.
 
Abito da passeggio composto di due pezzi
Italia o Francia, 1885-90
Raso di seta marrone, applicazione di merletto meccanico tipo Venezia a rilievo.
Corsetto balenato (8 stecche) di linea addossata con punta anteriore; colletto a fascetta, aperto davanti e chiuso da 13 bottoncini di legno fasciati con merletto a fuselli in tinta. Il dietro è tagliato a redingete con falda centrale aperta a coda di rondine: il corsetto o giacchino è stato allargato sul davanti con due pannelli (l’originale si osserva sul rovescio) e nella rimessa a modello, per nascondere le giunte, furono sistemate le applicazioni di merletto.
La gonna è composta da quattro teli svasati con piega a cannone sul centro dietro seguita da arricciature laterali per creare la “tournure” desinante in uno strascico. Questa stravagante e antiestetica moda fu lanciata nel 1869 circa, tende a sparire dal 1874 al 1876 tornando a nuova vita nel 1882; nel 1885 si affermano i corsetti a punta allungata sul davanti e si rilancia la “tournure” fino ai primi anni ’90, forse il tempo in cui fu modificano l’abito.
 
Abito da visita in tre pezzi
Italia o Francia, 1885-87
Velluto di seta color bordeaux, guarnizione di raso di seta in tinta, merletti tipo Venezia e a fuselli.
L’elegante “toilette de visite”, come prescritto dall’imperante moda francese, si compone di corsetto balenato corto in vita con punta sul ventre , senza maniche, allacciato al centro dietro con un nastro munito di puntali; l’altro corsetto più lungo, sempre balenato e con taglio a redingote dietro e falda a coda di rondine aperta al centro, è aperto davanti e chiuso da 13 ganci metallici, manche tre-quarti. Entrambi sono guarniti anteriormente da ruches di merletto tipo a fuselli stile ‘600, alla scollatura e alle maniche.
Gonna confezionata con otto teli svasati, ampia arricciatura sul dietro dove si prolunga in un ampio e lungo strascico. L’orlo è bordato da una ruche in raso di seta in tinta, forse sostitutiva una più ricca “balayeuse”. Al rovescio resta un’alta fascia di tarlatana nera che sostiene la sottana garantendo una maggiore stabilità alla gala sottostante.
La “toilette de visite” era strettamente vincolata alle occasioni dell’incontro e rigidamente corredata di due corsetti: uno con maniche e più lungo, nonché munito di baschina, l’altro corsetto scollato, senza maniche e più corto per trasformarsi in una seconda “mise”, detta “à trasformation”, adatta al gran “diner” o alla “soireé”, occasioni per le quali erano consentite le spalle nude, come a teatro o al gran ballo.
La “balayeuse” (spazzapolvere) è un ricco volano increspato e rialzato divenuto di moda negli anni ’80 del XIX secolo.
 
 
Robe d’interieur
Italia, fine XIX secolo
Velluto di seta rosso bordeaux, raso operato di seta beige, guarnizioni in raso grigio perla, nastri di seta rosso bordeaux e beige, merletto tipo valencienne.
L’ampia veste, con pieghe iridate dalla nuca desinanti in uno strascico, è interamente aperta davanti e chiusa da bottoni con relative asole e quattro fiocchi di raso bordeaux e beige. Sul dietro sono cuciti due pannelli di raso operato; dalla nuca pende un fiocco con lungo nastro di seta bordeaux. Maniche lunge guarnite da una gala di merletto, come il collo. L’orlo guarnito da un’alta bordura arricciata di raso. Fodera in tarlatana di cotone écru.
Si tratta di una sorte di vestaglia, rilanciata durante il periodo Secondo Impero, che veniva indossata nell’intimità della casa per ricevere in modo quasi informale gli ospiti, magari sorseggiando un tazza di the seduti in salotto o in terrazza.
 
Robe d’interieur
Italia, fine XIX secolo
Crespo di seta e lana celeste polvere, guarnizione di merletto e tulle, arricciati.
Di taglio ampio con pieghe iridate dalle spalle desinanti in un ricco strascico. Interamente aperta davanti e chiusa da bottoni fasciati con relative asole e guarnizione con fiocchi realizzati con un nastro di seta in tinta e rosa; un fiocco simile è sistemato sulla nuca. Colletto rialzato guarnito da una ruche di tulle e merletto, maniche lunghe e jabot sistemato al collo.
Fodera in tela di lana bianca.
L’elegante “robe d’interieur” è un singolare esemplare tornato di moda alla fine del XIX secolo. L’esecuzione sartoriale, l’accostamento dei materiali, fanno pensare ad una sartoria fiorentina di via Tornabuoni o di piazza Santa Trinita.
 
 
 
Robe d’interieur
Italia, inizio XX secolo
Velluto di seta celeste polvere, guarnizioni con merletto écru.
Di linea sciolta e ampia, aperta davanti fino ai fianchi è chiusa da bottoni con rispettive asole. La corta veste è foderata con tela di lana e guarnita con ruches di merletto sul davanti, intorno al collo e alle maniche lunghe.
Anche questa “robe d’interieur” da indossare durante i giorni più freschi di settembre, ricalca la moda fine secolo e d’inizio ‘900.
 
Abito da sera in due pezzi
Bruxelles, inizio XX secolo
Faile e velluto froisé di seta gialla e beige, organza di seta; ricami con cannucce vitree dorate, perle di vetro bianco latte, merletto e mussola di cotone.
La parte superiore è composta da un corpetto blusante, con colletto piatto a camicia, chiuso al centro posteriore; questo si prolunga nella parte posteriore in due pannelli di faile giallo che, tagliati, creano due lunghe code, mentre sul davanti i soliti due pannelli risultano più corti e tutti ricamati con motivi floreali. Il centro del corpetto, desinante in una punta sul ventre, è ornato da un fiocco, nastri di velluto e un gallone a fuselli d’argento dorato. Maniche corte di merletto.
Gonna di merletto meccanico con gala di mussola bianca plissettata e balza in faile di seta gialla. Sottogonna in taffetas piombato in tinta con ruche “balayeuse”.
Il nastro che interiormente chiude il corsetto in vita reca la firma una Maison di Bruxelles in cui fu realizzato.
La linea ad “S” dell’abito segna il passaggio dalla gabbia agli abiti attillati ai fianchi e scivolati verso l’orlo formando pannelli tagliati a punta, dove sul dietro segnano un’inedita coda a due punte allargate, quasi evocanti la coda della sirena o del pavone.
 
 
Mantello
Italia, fine XIX – inizio XX secolo
Velluto di seta color viola, pelliccia di visone selvaggio.
L’ampio mantello a tutta ruota è confezionato da vari pannelli, aperto davanti e chiuso in alto da due ganci metallici. E’ interamente bordato, secondo la moda del tempo, di pelliccia di visone selvaggio che gira intorno allo scollo. E’ foderato in raso di seta gialla, creando un contrasto cromatico con il viola del velluto.
 
Kimono
Italia, inizio XX secolo
Crespo di seta rosa
Di linea geometrica, aperto davanti a portafoglio e munito delle tipiche maniche, il kimono è imbottito con panno di lana e foderato con ermisino di seta bianca, chiuso in vita da un’alta cintura, secondo lo stile giapponese.
Questo genere di veste, appartenete alla famiglia delle “robes d’interieur”, propone il modello esotico, rivisto in chiave europea, rivelando il gusto esotico che influenzò l’arte e il costume europeo di fine e inizio secolo, fenomeno definito “giapponesismo”.
 
Vestaglia da camera
Francia o Italia, fine XIX secolo
Batista di lino bianco, guarnizione con bande di batista ricamate con motivi floreali, merletto tipo valencienne.
La vestaglia da camera o “lingerie” presenta una linea ampia con ricche pieghe iridate dalla nuca, fermate da un fiocco di raso rosa, desinanti in uno strascico. Aperta davanti e chiusa da bottoni di madreperla e relative asole. Colletto a fascetta rialzato, ornato da una banda ricamata e ruche di merletto. Maniche lunghe con polsino ricamato, come le bande presenti sul davanti e la tasca triangolare cucita sul fianco destro.
 
 
Vestaglia da camera
Italia o Francia, fine XIX secolo
Batista di cotone bianco, ruches e finiture ricamate.
Simile alla precedente, aperta davanti e chiusa da bottoni di madreperla, colletto piatto a camicia, maniche tre-quarti e tasca sul fianco destro, si caratterizza per la diversa disposizione delle guarnizioni ricamate e dalla presenza di ruches di tela batista bianca.
 
Pettinatoio
Italia, fine XIX secolo
Tela di cotone bianco e merletto meccanico.
A forma di ampio mantello aperto davanti e chiuso alla scollatura con un bottone, lungo fino ai piedi, serviva per riparare e vesti durante la lunga preparazione dell’acconciatura dei capelli.

Vi Aspettiamo a Porciano

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