Sabato 13 maggio (conferenza e visita guidata di Buggiano),

20 maggio (conferenza e visita guidata di Montevettolini),

Info su Cammino di Santa Giulia (BS-LI)

 
Gentilissimi,
dopo il successo di Pescia sotterranea, proseguono le iniziative della sezione Pescia-Montecarlo/Valdinievole dell’Istituto Storico Lucchese.

Sabato 13 maggio, alle ore 16.30 presso la sala conferenze dell’UnicoopFi (ex Ipercoop di Massa e Cozzile) è prevista una conferenza a cura di Omero Nardini su Buggiano Castello, a seguire visita guidata gratuita e –  su prenotazione- cena.
 
 
 

 
Sabato 20 maggio, alle ore 16.30  presso la sala conferenze dell’UnicoopFi (ex Ipercoop di Massa e Cozzile) è prevista, in collaborazione con la sezione Montecatini-Monsummano dell’Istituto Storico Lucchese, una conferenza a cura di Genny Colangelo su Montevettolini, a seguire visita guidata gratuita del borgo e – su prenotazione – cena.
 
 
Inoltriamo in allegato informazioni sul cammino di Santa Giulia, progetto di itinerario turistico-culturale che intenderebbe collegare Livorno a Brescia. La nostra sezione ha aderito al progetto e ne è partner promotrice.
Per adesioni individuali o relative ad associazioni siete pregati di contattare il dottor Gianni Bergamaschi, socio dell’Istituto Storico Lucchese:
betberg@tin.it
Nella mail potrete indicare vs. nome, cognome, indirizzo mail. Potrete essere così aggiornati sulle evoluzioni del progetto dagli stessi promotori.
Ps. Il dottor Bergamaschi sta conducendo un eccellente studio su Santa Dorotea, patrona di Pescia, in collaborazione con la ns. sezione.
 

 
Il Cammino di santa Giulia
Sulle tracce di una santa “toscana” e del suo culto
 
Viviamo in un mondo, come si usa dire, globalizzato: “omogeneizzato”, dicono i più pessimisti. Molti, soprattutto nelle grandi città, si sentono smarriti, provano la sensazione di vivere in una “terra di nessuno”, dove si è perduto il senso dell’identità, personale e di gruppo, orfani di qualcosa che non si sa nemmeno che cosa sia..
È così che si assiste a tentativi di ricerca, personale o collettiva, attraverso vie spesso ammalianti ma illusorie, altre volte più autentiche e genuine, pur nella loro semplicità. Una modalità che si sta affermando e che apre interessanti prospettive, individuali e sociali, è il cammino: ripercorrere, sulle orme degli antichi pellegrini e viandanti, tracciati a volte impervii e disagevoli, ma sempre a contatto delle bellezze, naturali o artistiche, in una ricerca di spiritualità e di interiorità, che accomuna sugli stessi tragitti credenti e non credenti.
Già la regione Toscana ha avuto l’intuito e la lungimiranza politica di cogliere il valore di questi percorsi e negli ultimi anni ha compiuto un poderoso lavoro, su diversi fronti, per valorizzare e rendere sempre più fruibile il tracciato della Via “Francigena”, che di anno in anno è sempre più frequentata da camminatori, sia italiani sia di altri paesi. È così, per esempio, che a Gracciano di Colle Valdelsa s’incontrano pellegrini francesi, di Limoges, che vedendo una chiesa intitolata a san Marziale esclamano “oh, ecco anche qui il nostro patrono!”.
La “Via Matildica del Volto Santo”, poi, ha visto l’incontro della Regione Toscana e della Regione Emilia su un itinerario di grande valenza storica che raccorda le due regioni lungo luoghi legati alla Grancontessa.
 

 
Un altro percorso è stato tracciato di recente, sicuramente destinato a suscitare interesse: il Cammino di santa Giulia. Questo nuovo Cammino, che va a inserirsi nel panorama  sentieristico Italiano tocca alcuni dei luoghi dedicati a santa Giulia, una santa che a buon titolo si potrebbe definire “toscana”.
 
Sepolta all’isola della Gorgona in epoca non determinabile con precisione storica, ma certamente prima del VII secolo, traslata poi a Brescia nel 762 dagli ultimi sovrani longobardi, Ansa e Desiderio, la santa è oggi patrona di Livorno.
La chiesa di Lucca, gioiello romanico con qualche tocco di gotico, sorse entro la metà del VII secolo, come rivela un ricco corredo funebre longobardo rinvenuto alla metà dell’Ottocento presso un angolo della facciata.
 
Ed è nel VII secolo che nasce e si radica a Lucca il culto della santa, come poi dimostrano Calendari e libri liturgici.
 
Da Lucca il culto si diffonde dapprima in altri luoghi della Tuscia, dalla costa fino al confine più meridionale, a Sutri. In seguito, dopo la traslazione a Brescia, il culto della santa si impianta nel monastero che da lei prende il nome, e da lì conosce una seconda fase di diffusione.
È così possibile tracciare un percorso che unisce una serie di località e di pievi: da Livorno a Caprona a Buti, a Lucca, luogo primario del culto.
La città, centro del ducato longobardo di Tuscia, era snodo fondamentale della Francigena: come di Siena e di S. Gimignano si dice che erano “figlie della Francigena”, così Lucca potrebbe essere definita, a ragione, “madre della Francigena”. E, come era snodo stradale, così Lucca era uno snodo nella circolazione agiografica, centro di diffusione di culti e di liturgia in tutta la Tuscia e oltre, fino a Roma, alla Baviera, alla Catalogna.
Da Lucca l’itinerario prosegue per Pieve dei Monti di Villa (Controneria) e, varcato il crinale dell’Appennino, a Monchio. Infine, scendendo e attraversando la pianura padana, si giunge a Brescia.
Il tracciato, ispirato alla traslazione delle reliquie, è stato pianificato sulla base di studi storici e per mezzo di esperienze dirette sul territorio.
Il Cammino di santa Giulia può così costituire un’occasione di ricerca interiore personale, attraverso un percorso naturalistico a piedi, che ci permette, per mezzo dei suoi sentieri, di scoprire le bellezze paesaggistiche del territorio; ma può anche offrire un’opportunità di riscoperta e di valorizzazione di beni culturali, di tanti luoghi d’arte minore, solitamente lasciati in ombra dalle mete più famose.
L’itinerario, inoltre, potrebbe costituire una nuova variante per altri percorsi, innanzitutto attraverso lo snodo di Lucca con la Francigena e con la Matildica, attraverso la Via del Volto Santo; con la prima è possibile creare anche altri raccordi, per esempio ad Altopascio o a Piacenza; la seconda incontra, affianca, a volte corrisponde al Cammino: un punto cruciale potrebbe essere la pieve di S. Giulia a Monchio, non lontano dalla tappa di Carpineti; un altro raccordo è la tappa di S. Pellegrino in Alpe, comune ai due itinerari.
 
Il 27 maggio si terrà un convegno di presentazione a Buti, luogo in cui si è scoperto che il culto di santa Giulia, oggi testimoniato solo da una modestissima edicoletta, era invece un tempo ben radicato e si inseriva in un contesto di santi il cui culto è riconducibile ad epoche antiche, probabilmente all’età longobarda, sicuramente prima del Mille: Michele, Agata, Giorgio, Torpè.
Non può stupire il convergere di culti antichi nella stessa località: Buti si trovava infatti lungo percorsi che potrebbero essere identificati come diverticoli della “via etrusca del ferro”; di certo sono oggi individuabili i tracciati di vie in uso del Medio Evo, in particolare la “via Butese”, che collegava Lucca e la Francigena alla “strata Vallis Arnis”. E non è un caso che lungo questo percorso si siano sviluppati, oltre alle chiese, importanti monasteri come S. Savino, S. Michele alla Verruca, S. Stefano di Cintoia, S. Salvatore di Sesto.
 
Il pomeriggio, poi, sarà dedicato alla chiesa di S. Maria di Panicale, dove un recente prezioso lavoro di restauro ha portato in luce un affresco della prima metà del Settecento in cui, fra i quattro santi che affiancano su due lati la Madonna in cielo, è riconoscibile probabilmente santa Giulia.

L’affresco è tardo rispetto alla struttura della chiesa, il cui impianto è riconducibile all’XI-XII secolo; ci sono però fondati motivi (da tracce architettoniche e documentarie) per supporre che la fondazione della chiesa sia per lo meno anteriore al Mille.
 

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