Propositura di San Jacopo Maggiore

 
 
La Chiesa. E’ un vero gioiello del XII secolo e si esprime in tuta la sua suprema bellezza architettonica e stilistica. La facciata e’ degna di grande attenzione, infatti ha un impianto estetico che ha spinto gli studiosi a importanti riflessioni sulla storia dell’arte romanica; e’ da notare inoltre che la singolarita’ e’ tale da non avere raffronbto con altre callelle degli ospedali in Toscana appartenenti allo stesso periodo.
 

Questa parte anteriore della Chiesa ci appare nettamente spartita in due sezioni: una inferiore l’altra superiore.
La prima si presenta con alti filari di pietra giallo-dorata, secondo la bella tradizione muraria ripresa in pieno medioevo dell’opus quadratum dei romani, con una zoccolatura di base in aggetto e con due lafghi pilastri d’angolo di cui oggi vediamo quello di destra, mentre quello di sinistra, con il soprastante leone, appare dopo avere avuto dei restauri.
 

L’ampio portale si apre avendo un arco lievemente falcato, dove si alternano, i cunei di marmo bianco e nero, cinti da una ghiera  classica, affidata a due teste leoniche d’imposta; mentre nella lunetta una minuta tarsia, che riprende nei suoi disegni geometrici l’andamento semicircolare dell’arco, vuole accentuare il contrasto del dicromismo marmoreo.
Una modanatura a ovolo (cioe’ una specie di cornicione) rimarca nettamente la divisione fra l’ordine inferiore e quello superiore della facciata.
L’aspetto di questa parte  superiore della facciata appare particolarmente ricco e di prestigio, in cui la disposizione, o meglio, il paramento a zone di marmi bianco e nero e’ fregiato di arcatelle cieche, con colonnette di due colori alternate, le estreme sono state restaurate; gli archi sono vivamente falcati e a due colori che si accordano col fondo. Una bifora, ora chiusa, ornava la parte e’  diviso mediana e ai lati di essa trovavano posto due rilievi di San Pietro e San Jacopo. Un secondo loggiato e’ sovrapposto al primo, dal quale e’ diviso per mezzo di una sagomatura; e’ formato da sei colonnette che fiancheggiano un’edicola col Redentore benedicente.
 

Ai due angoli spioventi del cornicione sovrastante vi sono collocati due leoni, quello di sinistra e’ mutilo, quello di destra sembra che stia sbranando una figura frammentaria.
I capitelli delle varie colonnette o colonne sono una libera rielaborazione del prototipo del capitello corinzio romano, mentre l’insieme della facciata si colloca nello stile lombardo, arricchito da influenze di scuole stilistiche Toscane, pisane, lucchesi e pistoiesi. Ma c’e’ chi a visto in questa fondamentale struttura romanica anche un richiamo piu’ vasto di carattere europeo, facendo riferimento a stili spagnoli ed alle architetture arabo-musulmane, alla Sardegna, alla Sicilia.
 
Un’ultima osservazione non possiamo tacere su questa chiesa dei cavalieri del TAU, sinteticamente definita di <stile romanico lucchese> a proposito della elegante abside, arricchita in alto dalla presenza di archetti a sesto acuto, pensili e ricavati da una sola bozza di pietra. Essi si concludono con un peduccio figurato, di alta qualita’ stilistica, a dimostrare come architettura e scultura si uniscono a pregevole livello.
 

Purtoppo quest’abside oggi, ben visibile da piazza Garibaldi, e’ parzialmente offuscata da una successiva costruzione ed e’ ridotta a transetto della chiesa parrocchiale, costruita nel1827-1830.
 
 

Le notizie sopra riportate sono estratte dalla pubblicazione della Diocesi di Pescia “Tra la Cassia e la Francigena” Itinerari di fede e di arte a cura Di Paolo Vitali

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